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Lombardia Live

ADDIO AD OSCAR SCHMIDT, PORTO’ PAVIA IN A1 NEL 1990-91

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Se ne è andato Oscar Schmidt, uno dei più grandi realizzatori che il basket abbia mai conosciuto. Il brasiliano è morto oggi a 68 anni, a Santana do Parnaíba, nell’area metropolitana di San Paolo, dopo essersi sentito male. La causa del decesso non è stata resa nota ma l’ex stella di Caserta, dove arrivò nel 1982, e Fernet Branca Pavia (portò la squadra in A1 nel 1990-91), era malato da tempo per un tumore al cervello. In un comunicato, la famiglia di Oscar ha espresso il proprio cordoglio e ricordato la sua carriera. La veglia funebre e la sepoltura saranno riservate ai familiari e agli amici più stretti.
Conosciuto come “Mano Santa” e l’eterno numero 14 della nazionale brasiliana, è stato una delle figure principali che hanno contribuito a diffondere il basket nel paese. In cinque partecipazioni alle Olimpiadi – Mosca 1980, Los Angeles 1984, Seul 1988, Barcellona 1992 e Atlanta 1996 – ha segnato 1093 punti, diventando il miglior marcatore di tutti i tempi nella storia dei Giochi. Oscar è considerato uno dei migliori giocatori di sempre, ed è stato inserito nella Hall of Fame della Fiba e in quella di Springfield. A Pavia l’ultima volta Oscar venne due anni fa: dopo essere stato ricevuto dall’allora sindaco Fabrizio Fracassi e dalla allora presidente della Pallacanestro Pavia Barbara Bandiera, incontrò al PalaRavizza i rappresentanti delle società di basket del territorio, oltre ad alcuni suoi ex compagni all’epoca in cui giocava a Pavia. Schmidt è stato un grande campione dalla grande umanità; ha lottato oltre 15 anni contro un tumore al cervello “con coraggio, dignità e resilienza, rimanendo un modello di determinazione, generosità e amore per la vita” come ha dichiarato la sua famiglia.

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INTER CAMPIONE D’ITALIA, CHIVU FIRMA LO SCUDETTO NUMERO 21

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Milano ha il suo nuovo re e si chiama Cristian Chivu. Davanti a 75.000 spettatori in un San Siro ribollente di passione, l’Inter ha battuto il Parma per 2-0, cucendosi sul petto il ventunesimo scudetto della sua storia. In una serata che profuma di rinascita, i nerazzurri hanno trasformato le macerie della finale di Champions persa un anno fa nelle fondamenta di un trionfo aritmetico arrivato con tre giornate di anticipo. Le firme sulla vittoria sono di quelle pesanti: Marcus Thuram, l’uomo dei gol scudetto, e l’infinito Henrikh Mkhitaryan, servito da un capitano, Lautaro Martinez, tornato in campo giusto in tempo per partecipare alla festa.

La partita ha vissuto momenti di tensione iniziale, con un Parma coraggioso che ha spaventato i padroni di casa nei primi venti minuti. Ma l’Inter di quest’anno ha la pelle dura e il cinismo dei grandi. Allo scadere del primo tempo, è stato Thuram a sbloccare il risultato, confermandosi letale nei momenti chiave della stagione. Nella ripresa, il boato di San Siro ha accolto il ritorno di Lautaro Martinez, assente da quasi un mese, che all’81’ ha regalato a Mkhitaryan il pallone del raddoppio definitivo. Per Chivu, è la chiusura di un cerchio perfetto: partito dalla Romania con una promessa fatta al padre, è diventato campione da giocatore, eroe del Triplete e ora primo allenatore dai tempi di Armando Castellazzi (1936) a vincere lo scudetto con l’Inter dopo averlo vinto in campo.

Mentre Piazza Duomo è già un mare di fumogeni e bandiere nerazzurre, i numeri celebrano una superiorità schiacciante: 81 gol fatti, una differenza reti di +51 e il record di assist di Federico Dimarco (17). Ma oltre le statistiche, resta l’immagine di un gruppo che ha saputo soffrire e ricostruirsi, guidato da un tecnico che non ha mai smesso di indossare la giacca del comando con l’umiltà del guerriero. Il 13 maggio l’Inter avrà l’occasione di centrare il “doblete” con la finale di Coppa Italia, un’impresa che a Milano non si vedeva dai tempi dello Special

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Cronaca

UN 25ENNE UCCISO A PAVIA DOPO UNA LITE IN UN PARCHEGGIO IN CENTRO PER UNA RAGAZZA: AVREBBE CHIESTO AGLI AMICI DI ESSERE RIACCOMPAGNATO A CASA E NON SUBITO AL SAN MATTEO

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Mentre in questura Domenica sera sono state portate tre persone per essere sentite (un minorenne egiziano e due maggiorenni italiani) emergono nuovi dettagli sulla tragedia che ha colpito Pavia. Le testimonianze raccolte dagli inquirenti nelle ultime ore delineano gli ultimi istanti di vita di Gabriele Vaccaro, il 25enne operaio siciliano ucciso nella notte tra sabato e domenica. Il giovane, dopo aver ricevuto le ferite mortali al collo e all’addome, avrebbe chiesto lucidamente ai suoi amici di portarlo a casa, probabilmente nella speranza di nascondere la gravità della situazione o cercando disperatamente un rifugio sicuro lontano dal luogo dell’aggressione nell’area ex Cattaneo.

La corsa verso l’abitazione, purtroppo, non ha impedito l’irreparabile. L’emorragia, causata dalla profonda ferita inferta verosimilmente con un grosso cacciavite o un coltello, era troppo grave. Nonostante il soccorso prestato dagli amici e il successivo intervento del 118, per Gabriele non c’è stato nulla da fare. La sua morte al Policlinico San Matteo lascia un vuoto incolmabile tra i familiari e i tanti amici che lo ricordano come un ragazzo solare e pieno di vita, vittima di una spirale di violenza esplosa improvvisamente per una banale lite, scatenata, sembrerebbe, da apprezzamenti rivolti a una ragazza.

Le indagini della Squadra Mobile di Pavia proseguono senza sosta: il lavoro degli agenti si concentra ora sulla visione incrociata delle telecamere e sulle deposizioni degli amici della vittima, che hanno vissuto in prima persona gli attimi di terrore seguiti all’agguato. La dinamica dell’imboscata – con il gruppo di rivali che avrebbe pedinato Vaccaro e i suoi accompagnatori – suggerisce una premeditazione che gli inquirenti stanno cercando di confermare. Identificare gli aggressori, presumibilmente membri di un gruppo di cittadini stranieri con cui era sorto il diverbio, rimane la priorità assoluta di un’indagine che deve restituire giustizia a una famiglia devastata dal dolore. Il giovane si era trasferito a settembre in Provincia e lavorava al centro logistico delle Poste di Stradella: arrivava da Favara (Agrigento), dove il sindaco ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.

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Emergenze

Areu News – Crans Montana, 12 vite salvate, Rosa Camuna ad Areu – 22 Febbraio 2026

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Il 1° gennaio, poche ore dopo il disastro di Crans Montana, la sala crisi di AREU era già attiva presso la SOREU Metropolitana. In poche ore è stata assunta la regia sanitaria dell’intervento, in stretta collaborazione con la Regione Lombardia, l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, la Protezione Civile e le autorità svizzere. Alle 16.30 il primo elicottero decollava verso Sion. Nei giorni successivi, un ponte aereo sanitario internazionale ha consentito l’evacuazione in sicurezza di 12 giovani gravemente feriti. Un’operazione complessa, che ha richiesto integrazione di competenze cliniche, coordinamento interistituzionale e capacità organizzativa. Per questo il Presidente Attilio Fontana ha conferito ad AREU la Rosa Camuna, la massima onorificenza regionale. Un riconoscimento che valorizza il lavoro di squadra e la forza di un sistema capace di attivarsi in poche ore e operare fino all’ultimo trasferimento.

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