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Bronchiectasie, a Milano focus su gestione clinica e nuove opzioni terapeutiche

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MILANO (ITALPRESS) – Le bronchiectasie sono una grave malattia polmonare infiammatoria cronica e progressiva. Nonostante siano la terza malattia cronica delle vie aeree più comune dopo l’asma e la BPCO, rimangono una patologia spesso trascurata. La malattia comporta una dilatazione permanente e un ispessimento delle vie aeree, con accumulo di muco denso che tende a ristagnare e a favorire un circolo vizioso di infezioni, infiammazione e danni irreversibili al tessuto polmonare. Per fare il punto sull’impatto clinico e sociale delle bronchiectasie non associate alla fibrosi cistica e sulle prospettive terapeutiche, Insmed ha promosso a Milano il media tutorial “Alla scoperta delle bronchiectasie: burden, gestione clinica, opzioni terapeutiche di oggi e di domani”, che ha visto la partecipazione di esperti di fama internazionale.
Durante l’incontro, gli specialisti hanno approfondito l’evoluzione della gestione clinica delle bronchiectasie, fino alle nuove opzioni terapeutiche in fase di sviluppo.
Negli ultimi anni, il numero di diagnosi di bronchiectasie non associate alla fibrosi cistica è aumentato contando circa 680 casi ogni 100.000 a livello globale, con tassi più elevati tra le donne rispetto agli uomini, e circa 130 ogni 100.000 in Italia. Tuttavia, la diagnosi richiede in genere anni, spesso più di un decennio, dopo l’insorgenza dei sintomi, il che può comportare una progressione della malattia e il peggioramento della prognosi dei pazienti.
“Le bronchiectasie rappresentano oggi una patologia respiratoria cronica molto più frequente di quanto si sia ritenuto per anni, anche nel nostro Paese. Uno dei principali problemi resta il ritardo diagnostico, con tempi che possono superare i 5-7 anni e che espongono i pazienti a misdiagnosi, trattamenti inappropriati e a una progressione del danno polmonare”, ha affermato Stefano Aliberti, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University e Direttore dell’UO di Pneumologia di IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, Milano.
Le bronchiectasie Non FC hanno un impatto enorme sulla vita del paziente a causa di sintomi come tosse persistente, produzione di espettorato, fiato corto e infezioni ripetute, che possono compromettere la loro capacità di lavorare e interagire socialmente. I pazienti inoltre manifestano spesso ripetute riacutizzazioni, peggioramenti imprevedibili dei sintomi che richiedono modifiche del trattamento, la cui durata – che può variare dalle 2 alle 4 settimane – è associata ad un significativo disagio fisico e psicologico, con una riduzione della qualità della vita e un aumento del rischio di ospedalizzazione e mortalità.
“Le bronchiectasie determinano un carico clinico rilevante, fatto di tosse ed espettorazione cronica, infezioni ricorrenti e frequenti riacutizzazioni, spesso associate a infezione batterica cronica e infiammazione neutrofilica – ha aggiunto Aliberti -. In questo contesto, il ruolo del team multidisciplinare dedicato è centrale in quanto consente di superare la frammentazione delle cure, migliorare l’appropriatezza terapeutica e garantire una presa in carico continuativa e personalizzata del paziente”.
Finora, non è esistita una cura nè un farmaco specificamente progettato o approvato per il trattamento delle bronchiectasie Non FC, in quanto i trattamenti disponibili mirano ad alleviare i sintomi, trattare le infezioni e contenere le conseguenze del danno strutturale ai polmoni.
Inoltre, molti pazienti incontrano difficoltà nell’accesso sia ai trattamenti sia alla presa in carico specialistica, e spesso dispongono di un supporto multidisciplinare insufficiente, che dovrebbe comprendere fisioterapia respiratoria e sostegno psicologico. In fase di trattamento è indispensabile l’impiego ripetuto e prolungato di antibiotici ma, al tempo stesso, una pressione antibiotica costante favorisce la selezione di ceppi batterici resistenti. La resistenza agli antibiotici non è quindi un fenomeno episodico, ma il risultato di un processo fisiopatologico strutturato, in cui infezione cronica, infiammazione persistente e utilizzo ripetuto di terapie antimicrobiche si alimentano reciprocamente.
“L’esposizione continuativa agli antibiotici esercita una pressione selettiva che, nel tempo, favorisce la comparsa di ceppi batterici resistenti e riduce progressivamente l’efficacia delle opzioni terapeutiche disponibili poichè le alterazioni strutturali delle vie aeree e la persistenza dell’infezione creano le condizioni per una cronicizzazione del processo infiammatorio e infettivo – ha sottolineato Francesco Blasi, Professore Ordinario Malattie Respiratorie, Università degli studi di Milano, e Direttore del Dipartimento di Area Medica e della SC Pneumologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano -. Le terapie attualmente disponibili mirano principalmente a contenere i sintomi, ridurre le riacutizzazioni e rallentare la progressione del danno, ma presentano limiti evidenti legati sia alla resistenza antibiotica sia agli effetti collaterali e alla sostenibilità del trattamento nel lungo periodo”.
Le innovazioni terapeutiche in corso di sviluppo introducono un cambio di paradigma, intervenendo direttamente sui meccanismi biologici che sostengono l’infiammazione cronica, anzichè limitarsi al controllo dei sintomi. Questo nuovo modello permette di ridurre le riacutizzazioni e prevenire il progressivo peggioramento della funzionalità polmonare, rendendo il percorso di cura più sostenibile e accompagnando i pazienti con bronchiectasie non associate alla fibrosi cistica verso una migliore qualità e aspettativa di vita.
“La ricerca scientifica sta analizzando strategie più personalizzate basate su fenotipi, endotipi e microbioma, e biomarcatori predittivi di riacutizzazione. Questo cambiamento di paradigma potrebbe rappresentare un passo rilevante nel tentativo di ridurre la progressione della malattia e limitare il ricorso ripetuto agli antibiotici nel lungo termine”, ha concluso Blasi.
In Italia le bronchiectasie Non FC non sono ancora considerate una reale priorità di salute pubblica. Questa mancanza di riconoscimento ne limita la visibilità nella formazione medica, nella pratica clinica e nelle politiche sanitarie, favorendo sottodiagnosi e ritardi terapeutici. Per migliorare la diagnosi precoce e l’assistenza, è fondamentale promuovere il loro riconoscimento nazionale come malattie respiratorie croniche rilevanti, adottare linee guida basate sulle evidenze e garantire un più efficace coordinamento delle cure e integrazione nelle strategie di sanità pubblica.

– foto f12/Italpress –
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L’Atalanta ritrova i tre punti, battuto 3-1 il Venezia

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BERGAMO (ITALPRESS) – L’Atalanta torna alla vittoria dopo tre sconfitte consecutive: i nerazzurri vincono 3-1 contro il Venezia. Decisive la rete di Kessie e la doppietta di Krstovic. Notte fonda per il Venezia, alla sua sesta sconfitta di fila. Ancora zero punti per i lagunari: Giovanni Stroppa rischia l’esonero.
Per voltare pagina Sarri ha proposto il 4-2-3-1 con Elmas, Rowe e De Ketelaere sulla trequarti a supporto di Krstovic. Il Venezia ha risposto con un 3-5-2, Yeboah si è piazzato a supporto di Adams, con Sohm in cabina di regia.
La prima incursione di Basic – conclusione controllata da Carnesecchi -, non ha spaventato la Dea, passata in vantaggio al 4′ su un’invenzione di Krstovic per Kessie, l’ivoriano ha superato Stankovic con un tocco sotto. Dopo appena due minuti è arrivato il raddoppio su calcio d’angolo con Krstovic, che ha girato in porta il cross di Elmas. L’Atalanta ha sfruttato gli spazi lasciati dal Venezia, al 30′ è arrivato il terzo gol della serata con Krstovic, abile a ribadire in rete il piazzato di Rowe respinto da Stankovic. Sette minuti più tardi Hainaut ha riaperto la gara inserendosi coi tempi giusti sul traversone di Sagrado.
Nella ripresa i lagunari hanno alzato il ritmo, Kristensen ha deviato un colpo di testa di Adams sul palo, due minuti più tardi Yeboah ha colpito la traversa. L’attaccante dell’Ecuador è stato tra i più pericolosi, al 18′ – lanciato in campo aperto – è stato ipnotizzato da Carnesecchi. Nel finale è stato Adams a divorarsi il pallone che avrebbe riaperto la partita, al 44′ è stato ammonito Elmas per un fallo su Helgason, dopo una revisione al Var Tremolada ha deciso di espellere l’ex Napoli per grave fallo di gioco.
A fine partita il Venezia è andato sotto la curva: contestazione feroce da parte della tifoseria dei lagunari. La panchina di Stroppa “scricchiola” più che mai.
– foto Ipa Agency –
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Cina, scoperta la pianta desertica “più resistente” anche nello spazio

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URUMQI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Un tipo di muschio scoperto in un deserto della regione autonoma nord-occidentale cinese dello Xinjiang uiguro è in grado di sopravvivere a condizioni che ucciderebbero la maggior parte delle piante, tra cui una grave disidratazione, radiazioni intense, freddo estremo e condizioni ambientali spaziali simili a quelle di Marte.

Questa scoperta figura tra i principali risultati della Terza spedizione scientifica nello Xinjiang, presentati sabato a Urumqi, capoluogo della regione. Gli scienziati descrivono il muschio, Syntrichia caninervis, come “la pianta del deserto più resistente scoperta fino a oggi”.

L’ultima prova della sua straordinaria resistenza è stata scoperta nello spazio. Nel marzo di quest’anno, il muschio essiccato è stato trasportato a bordo della navicella spaziale sperimentale cinese per il trasporto di merci Qingzhou per un esperimento di riattivazione della vita in orbita. In condizioni di microgravità e radiazioni cosmiche, un sistema di irrigazione controllato ha fornito alle piante soltanto una quantità minima di acqua liquida. Eppure, il muschio essiccato è tornato in vita, passando dal grigio-nero al giallo-verde.

“Questo è il primo caso in cui una pianta intera è stata portata nell’orbita terrestre bassa ed è stata riportata in vita con successo”, ha dichiarato Li Xiaoshuang, ricercatrice presso l’Istituto di ecologia e geografia dello Xinjiang dell’Accademia cinese delle scienze.
Le successive osservazioni in orbita hanno rilevato che il muschio si rigenerava e prosperava, indicando che si tratta di un materiale ideale per la ricerca nel campo delle scienze della vita nello spazio profondo, ha aggiunto Li.

Nel 2024, Li, in qualità di prima autrice, ha pubblicato lo studio sul muschio sulla rivista accademica “The Innovation”, affermando che si tratta di una pianta pioniera promettente per la “colonizzazione di ambienti extraterrestri”.

Prima del test spaziale, gli scienziati ne avevano già determinato il potenziale genetico sulla Terra.

I ricercatori della spedizione scientifica nello Xinjiang hanno scoperto la pianta nel deserto del Gurbantunggut. Dopo le analisi di laboratorio, i ricercatori hanno constatato che la pianta era in grado di tollerare la disidratazione di oltre il 98% delle proprie cellule, sopravvivere a un congelamento rapido a meno 196 gradi Celsius e resistere a intense radiazioni gamma.

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Per comprendere come riesca a sopportare condizioni così estreme, i ricercatori hanno ottenuto informazioni genetiche di alta qualità a livello cromosomico e individuato un gran numero di geni legati alla risposta agli stress, decifrando il codice molecolare alla base della tolleranza di questa specie alle condizioni estreme.

La pianta può fornire materiale genetico utile per migliorare le colture e ripristinare i terreni desertificati, ha affermato Li.

La Terza spedizione scientifica nello Xinjiang è stata avviata nel 2021 dal ministero della Scienza e della Tecnologia. Le due precedenti erano state condotte rispettivamente negli anni ’50 e ’80.

Negli ultimi cinque anni, il gruppo della spedizione ha condotto studi sull’ecologia, il territorio e l’agricoltura dello Xinjiang, sulla biodiversità e sulle risorse biologiche, minerarie, energetiche e idriche.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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Allegri “Col Villarreal sarà dura, ma serve fare punti in Champions”

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VILLARREAL (SPAGNA) (ITALPRESS) – “Dobbiamo cercare di fare punti, non sarà facile contro una squadra che anche sabato ha giocato una bella gara contro il Real e che è sempre difficile affrontare così come è sempre complicato giocare tutte le partite di Champions”. Massimiliano Allegri ha le idee chiare sulle insidie che presenta la sfida di domani in casa del Villarreal, valida per la seconda giornata di Champions League. E’ altrettanto consapevole che servono punti e che la sua squadra contro il Frosinone ha dato segnali incoraggianti e convincenti anche per il ritorno della difesa a tre.

“Lo sapete che questa storia dei moduli la considero una roba riduttiva, per me, anche se non bisogna per forza essere d’accordo, sono discorsi da bar – dice ai microfoni di Sky Sport -. Abbiamo una rosa di ottimi giocatori, alcuni stanno rientrando ma hanno bisogno di tempo per ritrovare la condizione, da mercoledì avremo Anguissa, Olivera, lo stesso Allison, con un pò di pazienza dobbiamo rimetterci in ordine”.

Intanto contro il Frosinone è rientrato McTominay che domani potrebbe giocare sin dall’inizio. “E’ possibile – ammette Allegri -, ma non ho ancora deciso quale sarà l’11 iniziale, vedremo domani mattina come stanno i giocatori”. Il tecnico degli azzurri non vuole parlare di formazione tipo per il suo Napoli, ha una teoria diversa. “Quello che vale oggi nel calcio non vale domani, anche perchè le cose abitudinarie mi danno fastidio e perchè dipende sempre dalle situazioni. A seconda di chi ho a disposizione e delle caratteristiche dei singoli, cercherò di mettere in campo sempre la migliore formazione possibile con i giocatori nei ruoli a loro più congeniali”.

Vedere De Bruyne e McTominay insieme per Allegri è certamente possibile. “I giocatori bravi devono giocare insieme, poi dipende sempre dai momenti, Scott non gioca da due mesi, Kevin è arrivato i primi di agosto. Dire che devono giocare sempre insieme è sbagliato, il sempre non esiste, è riduttivo, altrimenti sarebbe facile”.

Partita particolare per Rafa Marin che scenderà in campo contro la sua ex squadra. “Mi fa piacere tornare qui, perchè l’anno scorso è stato bellissimo, con il terzo posto nella Liga. Sono migliorato tanto e sono felice di tornare”, spiega il difensore ai microfoni di Sky Sport che poi si concentra sulla sfida di domani. “Ci siamo allenati per affrontare al meglio il Villarreal. Sarà una partita intensa, loro sono forti e bravi nelle ripartenze: dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere, questa è la cosa più importante. Se facciamo quello per cui stiamo lavorando, abbiamo più possibilità di portare a casa i tre punti”. Magari puntando su un Kevin De Bruyne in gran forma e che con il Frosinone è stato decisivo. “E’ davvero bravo, ci dà tanto. Abbiamo molta fiducia in lui quando ha la palla”, conclude Marin.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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