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Cultura

TORNA SABATO 21 MARZO “CUORE IN ASCOLTO”, CONCERTO EVENTO AL TEATRO VALENTINO DI VOGHERA

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Uno spettacolo di musica e danza, che abbraccia cultura e solidarietà, un evento benefico tra i più attesi, che si svolge ogni due anni nei teatri più prestigiosi per raccogliere fondi per la Fondazione Alessandro Frigiola per il cuore: quest’anno “Cuore in Ascolto” arriva al teatro Valentino Garavani di Voghera Sabato 21 Marzo alle ore 21 per celebrare al meglio il primo giorno di Voghera. Sotto la direzione artistica di Laura Beltrametti e l’organizzazione di Mariangela Veronese, “Cuore in ascolto”, con il patrocinio del Comune di Voghera, vede la partecipazione di numerosi ospiti, accompagnati dalla pianista oltrepadana: i soprano Daniela Stigliano e Corina Baranovschi, Giuseppe Lo Preiato all’oboe, Matteo Villani al flicorno e tromba, Nicholas Borin al pianoforte e Michela Piccinini, coreografa e ballerina solista. Si esibiranno le allieve della Scuola di Danza Caput Villae diretta da Carola Freddi.
Presenta la serata Diego Bianchi, direttore di Pavia Uno Tv, Radio Pavia e Lombardia Live 24, emittenti di Agenzia CreativaMente Editore che sono media partner dell’evento, sostenendo da sempre eventi charity e percorsi di comunicazione sociale e promuovendoli sul territorio. Porteranno il loro saluto il Sindaco di Voghera Paola Garlaschelli e l’Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità della Regione Lombardia Elena Lucchini.
Il ricavato della serata, che vede già quasi il tutto esaurito, sarà interamente devoluto alla Fondazione Alessandro Frigiola per il cuore. Una Fondazione che si ispira alla vita e al lavoro di un pioniere della cardiochirurgia pediatrica Internazionale con oltre 40 anni di esperienza. Il Professor Frigiola, che interverrà durante la manifestazione raccontando i progetti della Fondazione, è infatti una figura di riferimento storica presso il Gruppo San Donato e un innovatore nel trattamento di patologie cardiache complesse in neonati e bambini a livello Mondiale. Il suo impegno non si è limitato alle sale operatorie italiane, ma anche in quelle dei quattro continenti; ha partecipato a più di 500 missioni umanitarie da lui dirette e coordinate in tutto il Mondo, effettuando interventi e cure salvavita a chi ne aveva più bisogno. Questo spirito di dedizione e innovazione fa parte oggi della Fondazione, che continua a promuovere la sua visione.
La missione della Fondazione Alessandro Frigiola per il cuore è chiara e ambiziosa: abbattere le barriere, portare cure dove non ci sono e costruire un futuro in cui ogni vita abbia la stessa possibilità di essere salvata, attraverso formazione, ricerca e interventi umanitari: non si tratta solo di un’organizzazione ma di una missione, spiegano dalla fondazione, perché “Ogni cuore che salviamo oggi è un passo verso un futuro migliore”.

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Cultura

Voghera, la città che aspetta e che ricorda le «Emozioni Rosa», cinquant’anni di Giro d’Italia negli scatti di Roberto Bettini all’Ex Casino Sociale

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di Emanuele Bottiroli

C’è una fotografia che Roberto Bettini non dimentica. Era appostato su un albero da quattro ore, aspettando lo scatto giusto a Strade Bianche. Pogacar era in corsa e il tempo non passava. Poi è arrivato il momento e lui l’ha portata a casa. «È quella ricerca che ti tiene ancora con il fiato sospeso e ti fa amare questo lavoro», dice. Una frase che vale come una dichiarazione d’amore — al ciclismo e alla fotografia insieme.

È questo sguardo, fatto di pazienza e passione autentica, che dal 9 maggio abiterà gli spazi dell’Ex Casino Sociale del Teatro Valentino Garavani di Voghera. Si chiama Emozioni Rosa la mostra fotografica organizzata da Spazio 53 – Visual Imaging – APS – BFI e patrocinata dal Comune, che porta in città cinquanta immagini in grande formato — 70×100 centimetri — firmate da uno dei più autorevoli fotografi di ciclismo al mondo.

Un destino scritto davanti al Vigorelli

Nato nel 1960 a Milano, a pochi passi dal Velodromo Vigorelli, Bettini sembra avere il ciclismo nel sangue fin dall’inizio. A sedici anni scatta la sua prima fotografia a una corsa dilettantistica vinta da Giuseppe Saronni. Da lì non si ferma più. Cinquant’anni di carriera, oltre 800 arrivi di tappa documentati, 25 Tour de France seguiti e una presenza ininterrotta ai Campionati del Mondo dal 1981 al 2013. Il Giro d’Italia lo accompagna dal 1979; dal 1986 al 2006 lo racconta dalla moto, in mezzo al gruppo, prima di passare idealmente il testimone al figlio Luca.

«Dalla moto vivi la corsa da dentro e dietro le quinte», racconta. «Senti i corridori parlare tra loro, ti fanno cenno, a volte ti aiutano anche a trovare lo scatto». Un rapporto diretto e umano con i campioni — da Saronni a Contador, da Fignon a Pantani, da Nibali a Pogacar — che ha permesso a Bettini di cogliere momenti autentici e irripetibili, quelli che le telecamere e i droni di oggi non riescono a restituire.

«Ho voluto raccontare quasi cinquant’anni di Giro d’Italia», spiega. «Chi visita la mostra si trova davanti ai vincitori di mezzo secolo. È come attraversare la storia del ciclismo».

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E in questo attraversamento c’è anche un racconto dell’Italia. «Si è iniziato a cercare sempre di più i luoghi simbolo, i monumenti», dice Bettini, «perché chi guarda una fotografia all’estero riconosca subito l’Italia». Il Giro come specchio del Paese, dunque — nelle sue piazze, nei suoi valichi, nelle sue folle assiepate lungo le strade di provincia.

Voghera e la corsa rosa: una storia lunga settant’anni

La mostra non è solo un omaggio a Bettini. È anche — e forse soprattutto — un atto di memoria collettiva per una città che con il ciclismo ha un rapporto antico e profondo. Voghera ha già ospitato il Giro nel 1956 e nel 1977 con due partenze, nel 1979 con l’arrivo della La Spezia–Voghera vinta dallo svedese Bernt Johansson e nel 1989 con una nuova partenza. Il 24 maggio prossimo la corsa rosa torna con la 15ª tappa, la Voghera–Milano, e la città si prepara a riscrivere un nuovo capitolo di questa storia.

Accanto alle fotografie di Bettini, il percorso espositivo ospita biciclette da corsa degli anni Ottanta e Novanta e materiali d’archivio messi a disposizione dall’Associazione Pedale Storico Vogherese: maglie storiche, trofei, medaglie e documenti. E poi le biciclette — la Bici Ancora da pista legata al ricordo di Luigi Lucotti, la Bianchi Bovet del presidente della Medassinese, la bici Mario Peloso appartenuta a Coriolano di Silvio. Oggetti che non sono solo cimeli: sono frammenti di un’identità territoriale.

«Voghera ha il ciclismo nel suo DNA», afferma Marco Lo Giudice, presidente del Pedale Storico Vogherese. «È un legame indissolubile, intessuto nelle trame familiari di ogni vogherese. L’obiettivo non è paragonarsi al passato, ma ricordarlo con iniziative di valorizzazione territoriale».

Uno spazio della mostra è dedicato anche alla Zonca Lampadari — con i fondatori Giorgio, Luigi e Maffeo — squadra capace di sostenere corridori come Motta, Guadrini, Panizza e Gavazzi. Nomi che nel ciclismo italiano degli anni Settanta e Ottanta erano sinonimo di eccellenza.

«Un’occasione per aprirci al mondo»

«Le immagini di Roberto Bettini raccontano la storia e l’anima del ciclismo, uno sport che penetra i territori, entra nelle città e conquista le persone», sottolinea l’Assessore alla Cultura del Comune di Voghera, Alessandro Menini. «Per Voghera è un’occasione importante: torniamo protagonisti di un evento internazionale e ci apriamo a un pubblico ampio che seguirà la tappa anche da lontano».

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Emozioni Rosa sarà inaugurata sabato 9 maggio alle 10.30 e resterà aperta fino al 7 giugno — martedì, venerdì e domenica dalle 10 alle 12, il sabato anche nel pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30. L’ingresso è in Via Gioacchino Dell’Isola, 2.

Cinquanta fotografie, mezzo secolo di ciclismo, una città che aspetta la corsa rosa. E un uomo su un albero, con il fiato sospeso, che aspetta lo scatto della vita.

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Cultura

SKULTOCITY VOGHERA: un progetto tra arte, solidarietà e valori

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Un’opera d’arte in dono alla città. Si è tenuta mercoledì al Teatro Valentino Garavani di Voghera la presentazione di Skultocity Voghera, il progetto artistico firmato dal Maestro Stefano Bressani e promosso da Asm Voghera Spa. A illustrarlo, l’amministratore delegato di Asm Alfonso Mercuri, insieme al sindaco Paola Garlaschelli e all’assessore regionale Elena Lucchini. Sul palco anche lo stesso Bressani, pavese, artista di respiro internazionale il cui percorso ha già toccato città come Amsterdam, Milano, Pavia e Matera, dove una sua opera è entrata nella collezione permanente del Museo Nazionale di Palazzo Lanfranchi.

Skultocity Voghera nasce da un lavoro corale che ha coinvolto le scuole e il tessuto associativo del territorio: l’Istituto B. Pascal, l’Istituto Pertini, l’Istituto agrario Carlo Gallini, insieme a Cascina Rossago, all’Associazione Controvento e all’Associazione Anffas. Un progetto che coniuga linguaggio contemporaneo, sostenibilità e inclusione, e che ha ottenuto il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Pavia e Comune di Voghera.

L’opera sarà inaugurata ufficialmente alla prossima Fiera dell’Ascensione e donata alla città: un segno concreto di bellezza, come ha sottolineato lo stesso Maestro Bressani, capace di presentare Voghera con un’immagine rinnovata, tra memoria e visione del futuro.

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Cultura

“Silenzio e suono, la fotografia tra attesa, gesto e memoria”. Arnaldo Calanca e Roberto Cifarelli al Ridotto del Teatro Valentino Garavani di Voghera

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La fotografia come spazio di attesa, gesto che trattiene il tempo, memoria che restituisce suono anche dove apparentemente regna il silenzio. È questo il cuore di Silenzio e Suono, il percorso fotografico al centro della serata organizzata dal Rotary Club Voghera, in programma mercoledì 14 gennaio alle 21 al Ridotto del Teatro Valentino Garavani.

L’incontro, accompagnato dalla proiezione di immagini, mette a confronto due sguardi fotografici diversi ma profondamente dialoganti, quelli di Arnaldo Calanca e Roberto Cifarelli, uniti da una comune tensione narrativa: raccontare ciò che non si vede, ma si percepisce.

Il silenzio, nelle fotografie di Calanca, non è vuoto ma presenza. Abita i luoghi e li trasforma in racconto. Ex macelli, carceri, manicomi, caserme, architetture della “squadra rialzo” diventano immagini di un tempo sospeso, spazi che conservano le tracce di vite passate e si offrono allo sguardo come documenti visivi della memoria collettiva. Luoghi nei quali le persone sembrano essere appena uscite di scena, lasciando dietro di sé segni, stratificazioni, cicatrici del tempo. Architetture umane destinate a mutare, lentamente, in architetture naturali.

In questo dialogo tra passato e presente trovano posto anche il Casino e il Ridotto, insieme al teatro restaurato, immagini che raccontano un altro tipo di silenzio: quello che precede il ritorno del suono. Spazi che, dopo l’abbandono, tornano a essere vissuti, attraversati, ascoltati, restituendo alla città una dimensione di comunità e partecipazione.

Il suono attraversa invece il lavoro fotografico di Cifarelli in modo trasversale. Non solo nel momento del concerto, ma anche prima e dopo la musica. Nei ritratti posati, quando gli strumenti tacciono e l’immagine cattura l’attimo che precede l’esecuzione. Nelle fotografie di strada, dove il jazz esce dai palchi e incontra la città, diventando gesto quotidiano e racconto urbano. Nei live e nei backstage, negli sguardi, nei dettagli, negli istanti rubati, la fotografia si fa improvvisazione visiva, capace di restituire ritmo e vibrazione.

Silenzio e suono convivono anche nelle scelte stilistiche: dal bianco e nero essenziale, costruito per sottrazione e ascolto, alle immagini high key, più luminose e pulsanti. In ogni scatto il silenzio non è assenza, ma spazio necessario affinché il suono possa esistere, prendere forma, sedimentarsi nella memoria.

Ne nasce un racconto per immagini in cui città e musica, architettura e corpo, immobilità e movimento si intrecciano. Un percorso che mostra come la fotografia possa rendere visibile ciò che normalmente si ascolta e, allo stesso tempo, rendere ascoltabile ciò che apparentemente tace.

L’appuntamento è per mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 21, al Ridotto del Teatro Valentino Garavani di Voghera (ingresso Via Gioacchino Dell’Isola 2), con ingresso libero fino a esaurimento posti. Una serata di fotografia e cultura che invita a rallentare lo sguardo, ad abitare il silenzio e a riconoscere il suono nascosto nelle immagini.

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