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Centri commerciali, settore maturo e stabile. La crescita passa dagli ampliamenti

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RIMINI (ITALPRESS) – Il comparto dei centri commerciali italiani si conferma un settore maturo: lo stock è stabile, le aperture seguono un ritmo costante e gli investimenti si orientano verso la riqualificazione delle strutture esistenti più che verso nuove realizzazioni. E’ quanto emerge dalla ricerca Retail Real Estate Overview 2026 condotta da Reno in esclusiva per Confimprese, presentata in occasione del XIV Retail & Real Estate Confimprese a Rimini. Secondo l’Osservatorio Reno, i centri commerciali attivi in Italia sono 1.006, in aumento dello 0,5% rispetto ai 1.001 del 2025. Nel corso dell’ultimo anno sono stati inaugurati il Waterfront Mall di Genova, il Fass Shopping Centre di Elmas (Cagliari), la struttura di maggiori dimensioni con 52.800 mq di superficie lorda affittabile, e la Galleria Porta Vittoria di Milano; l’Iper Tosano di Brescia, già centro S. Anna, ha riaperto dopo un intervento di riqualificazione con nuove ancore. A fronte di queste aperture si registra una sola chiusura: un andamento coerente con quello di un mercato maturo, caratterizzato da un ritmo costante di 2-4 aperture l’anno, chiusure residuali e saldo positivo.
“I dati della ricerca Reno – specifica Mario Resca, presidente Confimprese – confermano che il mercato dei centri commerciali in Italia ha raggiunto una fase di maturità e solidità. In questo contesto, il valore non si misura più nella quantità delle nuove aperture, ma nella capacità di valorizzare il patrimonio esistente. I numeri ci dicono che la crescita non passa dalla moltiplicazione delle superfici ma dalla rigenerazione degli asset esistenti. Riqualificare, ampliare e innovare significa creare valore per retailer, investitori e consumatori. La crescita dei tempi di permanenza, la stabilità dei canoni e i bassi livelli di vacancy nei centri più performanti confermano, inoltre, la centralità dei centri commerciali come luoghi di aggregazione, consumo ed esperienza per milioni di persone”.
Per il triennio 2026-2028 la pipeline comprende 9 progetti: 4 nuovi centri – a Cantù (Como), Torino e Brescia nel 2027 e a Messina nel 2028 – e 5 ampliamenti, tra cui quelli di Shopville Le Gru e di Romagna Shopping Valley. Nell’ipotesi in cui tutti i progetti venissero completati, lo stock crescerebbe al massimo dello 0,4%.
Il tasso di vacancy si mantiene su livelli fisiologici nei centri premium, tra il 3,1% e il 5,2%, mentre sale all’8,3% nei centri provinciali e raggiunge il 15% nei centri locali analizzati. I canoni di locazione risultano in crescita o stabili, senza alcuna flessione.
La maturità del comparto si riflette anche nell’anzianità delle strutture: il 67% dei centri ha più di vent’anni, con un’età media di 24 anni, una quota analoga a quella della Germania (64%). Dal 2021 gli interventi sull’esistente, tra ampliamenti e riaperture, sono stati 13.
“Il retail real estate italiano è un settore maturo e la maturità non rappresenta un limite: è la condizione di un mercato in grado di crescere senza espandersi – sottolinea Gian Enrico Buso, managing partner Reno -. Il nostro stock ha la stessa anzianità di quello tedesco, ma in Germania è stato avviato un ampio programma di modernizzazione. La sfida del prossimo decennio non riguarda dove costruire, ma che cosa riqualificare”.
Elemento di novità di questa edizione è l’analisi condotta su un campione di oltre un centinaio centri commerciali sulla base di dati di geolocalizzazione anonima. Lo studio misura il bacino reale, ovvero l’area da cui proviene il 70% delle visite, e la permanenza, ossia la durata effettiva della visita.
I risultati evidenziano un profilo distinto per ciascun formato.
Il factory outlet, meta di destinazione, attrae il 70% dei visitatori da un raggio di 43 km, con una permanenza mediana di 77 minuti.
Il centro commerciale raccoglie la stessa quota entro 17 km, con una permanenza di 56 minuti. Il retail park entro 19 km, con visite più mirate della durata di 46 minuti. Differenze marcate emergono anche tra le tipologie di centro: a parità di popolazione residente, il bacino dei centri premium è fino a quasi tre volte più esteso di quello dei centri locali e la permanenza mediana, superiore all’ora nei centri premium, scende fino a 41 minuti nei centri locali.
Nell’ultimo triennio la permanenza è cresciuta di 4,5 minuti ed è aumentata in 7 centri su 10 in controtendenza rispetto ad altre realtà occidentali. I principali fattori di crescita sono l’ampiezza dell’offerta, la ristorazione e l’intrattenimento, che possono generare fino a 15 minuti di permanenza aggiuntiva. Il bacino si conferma invece un elemento identitario del centro: il 99% delle visite proviene dalle stesse aree di 3 anni fa. Gli interventi di riqualificazione possono tuttavia ridefinirlo: l’analisi documenta casi in cui, in seguito ad ampliamento e restyling, i centri hanno esteso in modo significativo il proprio bacino.
“Il bacino reale, misurato sui flussi effettivi, supera il raggio teorico come base delle decisioni di proprietà e retailer, mentre la permanenza diventa una leva progettuale. Non esiste un modello
di centro migliore degli altri: ciò che conta è la coerenza con il proprio bacino”, conclude Gian Enrico Buso, managing partner Reno.

– foto ufficio stampa Confimprese –
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Tajani “La scelta Usa sul diesel non aiuta a portare Putin al tavolo della pace”

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ROMA (ITALPRESS) – La scelta degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sul diesel russo “non agevola” gli sforzi in corso per portare Putin al tavolo della pace. E’ quanto osservato dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rispondendo alle domande dei giornalisti in un punto stampa congiunto con il presidente della Repubblica Dominicana Luis Abinader.

“Credo che l’unità dell’Occidente sia fondamentale. L’Europa ieri ha deciso di infliggere nuove sanzioni a oltre 1.500 appartenenti alla rete della difesa russa. Non credo che la scelta americana agevoli in questa situazione, che punta a portare Putin al tavolo della pace”, ha dichiarato Tajani.

Il titolare della Farnesina ha poi detto di condividere le parole del presidente del consiglio, Giorgia Meloni, che ha definito “molto rischiosa” la scelta dell’amministrazione Trump. “Quindi condivido le parole del presidente del Consiglio, è una decisione che abbiamo preso in comune. Mi aveva consultato ieri su questa posizione e naturalmente ha trovato il mio pieno sostegno”, ha concluso Tajani.

(ITALPRESS).
-Foto screenshot da video ufficio stampa Farnesina-

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A Roma il FAIR Forum sul gioco responsabile, 8 italiani su 10 chiedono prevenzione

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ROMA (ITALPRESS) – Costruire una cultura condivisa della prevenzione, attraverso messaggi chiari e strumenti concreti capaci di raggiungere non soltanto chi gioca, ma anche le famiglie e la popolazione nel suo complesso. Questi i temi al centro della seconda edizione del “FAIR Forum 2026”, l’appuntamento promosso a Roma dalla Fondazione FAIR e dedicato al ruolo della comunicazione nella diffusione della cultura del gioco responsabile. L’iniziativa, ospitata a Palazzo Montemartini, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, autorità di settore, imprese ed esperti per discutere delle strategie da adottare per promuovere comportamenti consapevoli, prevenire i rischi legati al gioco d’azzardo e rafforzare la tutela delle persone più vulnerabili, come ha sottolineato Mario Lollobrigida, direttore della Direzione Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha ribadito la necessità che “la prevenzione diventi un concetto condiviso”.
Il Forum, dal titolo “La comunicazione come educazione a un gioco responsabile”, si è aperto con gli interventi di Matteo Caroli e Giovanni Emilio Maggi, in rappresentanza della Fondazione FAIR, e di Mario Lollobrigida per ADM. Nel corso dell’incontro è stato presentato l’Osservatorio sul Gioco Responsabile, realizzato dalla Fondazione FAIR in collaborazione con Ipsos Doxa. Dalla ricerca emerge che la prevenzione della dipendenza, la tutela dei minori e il contrasto al gioco illegale rappresentano le principali sfide del settore per oltre 8 italiani su 10. Inoltre, il 59% della popolazione ritiene inadeguate le misure attualmente adottate per prevenire e contrastare i disturbi legati al gioco d’azzardo. L’indagine è stata illustrata da Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, e Nando Pagnoncelli, presidente dell’istituto di ricerca. Lo studio ha coinvolto un campione di 1.000 persone tra i 18 e i 70 anni attraverso interviste online, affiancate da 30 colloqui con opinion leader provenienti dal mondo associativo, della comunicazione, delle autorità, della pubblica amministrazione e di altri ambiti della società. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la conoscenza del concetto di gioco responsabile. Soltanto il 41% degli intervistati dichiara di sapere effettivamente di cosa si tratti, mentre il 44% afferma di conoscerlo solo a grandi linee e il 15% ammette di non conoscerlo affatto. Anche la conoscenza del decreto legislativo 41 del 2024, che ha riordinato il settore dei giochi online introducendo misure per la tutela dei giocatori, risulta limitata: il 56% degli intervistati dichiara di saperne poco o nulla. I risultati della ricerca sono stati al centro del confronto istituzionale, con Davide Gallino, in rappresentanza di AGCOM, Antonio Giuliani per ADM, Vincenzo Guggino per l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP), l’onorevole Lorenzo Malagola, di Fratelli d’Italia, e la professoressa Cinzia Castiglioni per la Fondazione FAIR. Il dibattito ha affrontato il ruolo delle autorità, delle istituzioni e degli organismi di settore nel promuovere una comunicazione corretta, trasparente e attenta alla tutela dei consumatori e nella promozione di comportamenti responsabili. A seguire, il panel dedicato alle aziende ha coinvolto Victor Corcoran, in rappresentanza di My Lotteries-Brightstar, Valèrie Peano per LOGiCO e Fabio Venturozzo per Flutter, portando nel dibattito il punto di vista degli operatori del comparto. Sul fronte della prevenzione, più di un terzo del campione considera particolarmente importanti i limiti di spesa e di tempo per ciascuna giocata. Tra gli strumenti indicati figurano anche l’autoesclusione, le pause di gioco, il monitoraggio dei comportamenti e l’individuazione precoce delle situazioni potenzialmente problematiche. Gli intervistati riconoscono inoltre l’utilità del supporto psicologico per le persone a rischio e per i loro familiari. La ricerca evidenzia anche alcune preoccupazioni legate al gioco digitale, associato da una parte della popolazione a una maggiore accessibilità, all’avvicinamento al gioco in età più giovane e a un rischio più elevato di sviluppare una dipendenza. Parallelamente, emerge la percezione di una crescente attenzione da parte dell’industria al contrasto dell’illegalità e alla promozione di pratiche responsabili.
A concludere i lavori è stato Stefano De Vita, direttore generale della Fondazione FAIR, che ha ribadito la centralità dell’informazione nel percorso di promozione del gioco responsabile. “Questa giornata conferma la centralità della comunicazione nel gioco responsabile”, ha sottolineato. “Prevenire significa prima di tutto conoscere i comportamenti delle persone e trasformare l’informazione in consapevolezza reale, dando a chi gioca strumenti concreti e messaggi coerenti con ciò che le aziende fanno davvero”, ha aggiunto, richiamando l’importanza di costruire una cultura della prevenzione capace di coinvolgere famiglie, scuole e contesti digitali. De Vita ha inoltre evidenziato la necessità di mantenere aperto il dialogo anche con chi esprime posizioni differenti sul tema, sottolineando l’importanza di anteporre la tutela delle persone agli interessi economici quando le due dimensioni entrano in conflitto. Un approccio che, secondo la Fondazione, richiede collaborazione tra istituzioni, industria, mondo della ricerca e media, affinchè la comunicazione non si limiti a sensibilizzare, ma contribuisca anche a rendere accessibili gli strumenti di protezione. La moderazione dell’incontro è stata affidata alla giornalista, autrice e conduttrice televisiva Giada Giorgi. Il Forum si inserisce in questo percorso, con l’obiettivo di favorire il confronto tra i diversi attori del settore e contribuire allo sviluppo di strumenti di tutela basati su dati ed evidenze.

– Foto xu1/Italpress –
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Un operaio di 52 anni muore cadendo da un ponteggio nel Bresciano

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BRESCIA (ITALPRESS) – Un uomo di 52 anni è morto in seguito a un incidente sul lavoro avvenuto questa mattina, intorno alle 10.45, in una cascina a Gottolengo, nel Bresciano. Secondo le prime informazioni, l’uomo sarebbe caduto da un ponteggio da un’altezza di circa due metri. I soccorritori hanno constatato il decesso sul posto.

-Foto di repertorio IPA Agency-
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