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Focus Banca del Fucino: Cina, sul commercio impatto assimetrico per l’Europa

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ROMA (ITALPRESS) – L’andamento dei flussi commerciali tra Europa e Cina sta assumendo i contorni di un nuovo shock, ma i suoi effetti non si distribuiscono in modo uniforme tra i Paesi del continente. E’ quanto mette in luce il nuovo Focus dell’Ufficio Studi di Banca del Fucino, intitolato “Una crisi asimmetrica. Italia e Germania di fronte al China shock 2.0”, che analizza le ragioni per cui la frenata dell’export verso Pechino colpisce l’industria tedesca molto più di quella italiana.
Il quadro di partenza è quello di uno squilibrio in allargamento: tra il picco del marzo 2022 e l’estate del 2026 le vendite dell’Area Euro in Cina sono arretrate del 17,3% – circa 3,3 miliardi di euro mensili di export in meno (considerando le esportazioni annue, sono 34,9 miliardi in meno rispetto al picco). All’opposto, l’import europeo dalla Cina è notevolmente cresciuto, risultando oggi superiore di oltre il 50% rispetto al valore di dicembre 2020; sullo stesso periodo, l’export europeo è diminuito di circa il 3%. Il risultato è un disavanzo commerciale dell’Area Euro verso la Cina che nel 2026 ha toccato nuovi massimi storici in valore nominale, superando il precedente record del 2022. Da qui l’allarme di diversi Paesi – culminato in un documento inviato alla Commissione Europea dai vertici di Francia e Germania – sulla perdita di competitività delle manifatture del Vecchio Continente e sul rischio di un “secondo China shock”, dopo quello dei primi anni Duemila seguito all’ingresso di Pechino nel WTO.
La ricerca invita però a non leggere il fenomeno come un problema indistintamente europeo. Disaggregando il dato ed esaminando le tre principali manifatture del continente – Germania, Italia e Francia – emergono traiettorie profondamente diverse. Per la Germania la flessione è continua e lineare dal 2023, con un export verso la Cina ridottosi di quasi un terzo (-29%, da 104,6 a 81,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025). Per l’Italia, al contrario, il calo è risultato più circoscritto, concentrato tra la seconda metà del 2023 e la fine del 2025, per poi lasciare spazio a una nuova fase di crescita.
A spiegare la sofferenza tedesca è anzitutto la composizione merceologica del suo export. Il comparto dei mezzi di trasporto, che da solo pesava per circa un terzo delle vendite in Cina, ha subito un crollo del 55% rispetto al picco: a pesare è la transizione verso l’auto elettrica, mercato in cui i grandi marchi tedeschi non dispongono di vantaggi nè di prezzo nè di qualità rispetto ai produttori locali. Arretramenti significativi hanno interessato anche gli altri settori di punta dell’export della Germania – macchinari (-25%), apparecchi elettrici (-15%) e computer, prodotti di elettronica e di ottica (-11%) – tutti comparti capital-intensive nei quali la Cina, grazie all’avanzamento tecnologico accelerato dal programma Made in China 2025, ha progressivamente ridotto il fabbisogno di importazioni.
Il caso italiano si presenta in termini differenti. A fronte di un export complessivo in Cina passato da 15,6 a 14,3 miliardi di euro (-9%) tra 2021 e 2025, il profilo delle esportazioni del Paese appare oggi più adatto a intercettare la domanda cinese. Accanto ai comparti in difficoltà – macchinari e mezzi di trasporto, anche per l’Italia in calo – pesano infatti in misura crescente i beni di consumo del Made in Italy e il chimico-farmaceutico. La quota della moda sul nostro export in Cina è salita dal 20% al 24% tra il 2021 e il 2025, quella dei prodotti farmaceutici dal 6,4% al 9,4%, trainata da una crescita dell’export di settore di circa il 170% rispetto a fine 2020 (a fronte di un peso della farmaceutica tedesca fermo a poco più del 4% sul totale nazionale). A partire dagli ultimi mesi del 2025, inoltre, anche settori come chimica, moda e apparecchi elettrici sono tornati a crescere, a differenza di quanto osservato per la manifattura tedesca. La conferma più recente arriva dai dati doganali cinesi di settembre 2026: +22,9% l’export italiano verso la Cina su base annua, contro il sostanziale ristagno di quello tedesco (+0,14%).
Alla base di questa divergenza c’è l’evoluzione della domanda cinese. Esaurita la prima fase di sviluppo, fondata su manodopera a basso costo e su una forte importazione di tecnologia e macchinari occidentali, la Cina ha spostato l’enfasi verso uno sviluppo “di qualità”, conquistando l’autonomia in settori ad alta o medio-alta intensità tecnologica – molto spesso proprio quelli nei quali la Germania era fornitrice privilegiata. Parallelamente, il progressivo ribilanciamento verso i consumi interni e l’espansione di una classe media che, secondo i piani del governo, dovrebbe raddoppiare nell’arco di un decennio (arrivando a 800 milioni di persone entro il 2035) fanno del mercato cinese, per un Paese dal profilo di export diversificato come l’Italia, un’occasione più che una minaccia.
E’ su queste basi che lo studio esprime una valutazione sulle ipotesi protezionistiche ventilate da Francia e Germania. Alzare barriere commerciali verso Pechino sarebbe per l’Europa un errore strategico, per due principali ragioni: il rischio di ritorsioni (come dimostrato dalla guerra commerciale tra Cina e USA, Pechino dispone di leve importanti, dall’imposizione di contro-dazi all’interruzione della fornitura di input produttivi critici quali le terre rare), e la scarsa efficacia di simili misure sul resto del mercato mondiale: l’innalzamento di barriere porrebbe un freno all’export cinese verso l’Unione Europea, ma lascerebbe inalterata la posizione della Cina sul resto dei mercati mondiali, senza perciò rafforzare la competitività internazionale dell’industria comunitaria.
A queste ragioni di validità generale se ne aggiunge una che riguarda in modo particolare l’Italia: il peso dei beni intermedi, che rappresentano circa il 60% dell’import italiano dalla Cina e alimentano la competitività stessa delle produzioni italiane. Non va dimenticato che il deficit verso la Cina è ampiamente compensato dal solido surplus che l’Italia registra con le altre aree del mondo, un surplus al quale lo stesso approvvigionamento di beni intermedi cinesi contribuisce.
La vera risposta al “China shock 2.0”, conclude la ricerca, “non passa dalla chiusura del mercato europeo, ma dalla soluzione del nodo dei costi energetici e dall’implementazione di politiche industriali di ampio respiro. Sul piano dei rapporti con Pechino, più promettente dei dazi appare la strada di favorire investimenti diretti esteri cinesi in Europa, ponendo come condizione il trasferimento tecnologico, e, soprattutto, di richiedere una maggiore apertura del mercato interno cinese ai prodotti europei. L’obiettivo da perseguire, in altre parole, dovrebbe essere l’ampliamento del mercato cinese, non la chiusura di quello europeo”.

– Foto Banca del Fucino –

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Spalletti “Il Genoa ha la vena di De Rossi, Juventus sul pezzo”

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TORINO (ITALPRESS) – Testa solo sul campo, per dare continuità al momento e dimenticare i passi falsi di una stagione altalenante. Luciano Spalletti, tecnico della Juventus, ha introdotto la sfida di domani contro il Genoa: “La squadra e la società sono sul pezzo – ha dichiarato -, questo è stato dimostrato dalla cura con cui è stato preparato il calcio di punizione dove siamo passati in vantaggio nella gara di Lecce. Se la squadra non avesse la testa lucida non farebbe una cosa del genere con così tanta chiarezza. Dobbiamo trovare le soluzioni giuste in campo. La partita di domani è di enorme difficoltà, dobbiamo entrare subito in campo e giocare la gara. La squadra ha dimostrato di essere totalmente in salute”.

Quella contro il Grifone di Daniele De Rossi sarà una trasferta complicata e la sfida nella sfida sarà tra i due tecnici. “Il Genoa è un avversario tostissimo da affrontare, un pò per l’ambiente, un pò dal punto di vista tattico, ha una doppia soluzione da attuare. Hanno forza fisica, hanno qualità sugli strappi nell’uno contro uno, hanno giocatori forti. Ma soprattutto ha la vena di De Rossi, era il mio braccio armato quando era in campo. Quando giocava trasmetteva subito la tigna, la ricerca di essere squadra per dare battaglia”.

Spalletti ha voluto poi parlare del cambio modulo avvenuto nella vittoria ottenuta in casa del Lecce: “Il 3-5-2 parte dal momento che stiamo avendo, in base a quella che è la valutazione dei calciatori, bisogna non penalizzare chi ha caratteristiche diverse, poi basta una piccola rotazione per farlo diventare 3-4-2-1. Questa soluzione è pensata anche per il futuro. Non è stata una richiesta dei calciatori, non si permetterebbero mai di venire a dire con che sistema giocare, mancherebbero di rispetto ai propri compagni”.

Nel finale l’allenatore bianconero ha poi parlato dell’importanza di Randal Kolo Muani: “Lui provoca timore negli avversari, una cosa in cui i compagni poi ci prendono dei vantaggi. Mi è piaciuto molto sul 2-0 di Douglas Luiz, guardate la reazione di Kolo, quello che è il suo stato d’animo, era felicissimo, non è geloso, è felice se la squadra vince, non se fa gol lui. Per me è sufficiente per avere totale fiducia in lui”.

– Foto Ipa Agency –
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Youssef Siher si avvale della facoltà di non rispondere, i suoi legali chiedono la scarcerazione

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MILANO (ITALPRESS) – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Youssef Siher, il ricercatore trentenne e creatore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”, interrogato in data odierna nel carcere milanese di San Vittore dalla gip Tiziana Landoni nell’ambito dell’udienza di convalida del fermo. Siher, fermato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano coordinata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, è accusato di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche.

All’uscita dal carcere, i legali dell’indagato, gli avvocati Yasmina Abu Sharar e Benedetto Ciccarone, hanno confermato la scelta del proprio assistito: “È una facoltà e l’ha esercitata”, spiegando che l’indagato ha agito nel rispetto dei propri diritti costituzionali.

La difesa ha presentato istanza di scarcerazione e rigetto della richiesta di custodia cautelare, contestando l’aggravante del terrorismo e la sussistenza del pericolo di fuga o di reiterazione. La Procura ha invece confermato la richiesta di convalida del fermo e la misura della custodia cautelare in carcere.

– Foto Ipa Agency –

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Ferrero Innovation Day, a 80 anni dalla nascita 5 nuove proposte per l’Italia

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MILANO (ITALPRESS) – Alla seconda edizione del “Ferrero Innovation Day Italia”, Ferrero ha presentato cinque innovazioni per il mercato italiano, firmate da quattro brand: la gamma Wonka, Nutella Cookies e Pain au Nutella, le novità Pocket Coffee e, da gennaio 2027, Eat Natural Granola. A queste si affianca Kinder Crunchy Cookies, arrivato da settembre anche nella grande distribuzione. L’edizione si svolge nell’anno dell’80° anniversario del Gruppo: la storia di Ferrero comincia nel 1946 in un laboratorio di Alba, dove Pietro Ferrero trasforma le nocciole delle Langhe in una pasta da tagliare a fette, la Pasta Gianduja. Da quell’intuizione nascono la Supercrema e, nel 1964, Nutella, poi Kinder (1968), Tic Tac (1969), Estathè (1972) e Ferrero Rocher (1982): prodotti che hanno aperto nuove categorie e sono entrati nella vita quotidiana di generazioni di persone. Per gli ottant’anni è stato emesso, il 3 settembre, un francobollo dedicato nella serie “Le Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”.
Da quel laboratorio di Alba, l’ecosistema Ferrero esprime oggi un giro d’affari di 22,3 miliardi di euro al 31 agosto 2025, circa 25 miliardi con le acquisizioni di WK Kellogg Co e CPK, con oltre 50 brand, più di 60.000 persone e prodotti venduti in oltre 170 Paesi. Il nuovo corso è iniziato nel 2015, con la strategia annunciata da Giovanni Ferrero a Expo Milano: una crescita anche per acquisizioni, che ha allargato il perimetro dal cioccolato al più ampio sweet packaged food, tra biscotti, gelati, “Better for You” e cereali, fino alle dieci categorie di oggi. Le nuove categorie valgono 8,1 miliardi di euro in Italia, oltre tre volte i 3,3 miliardi del core. Tra le 30 innovazioni più vendute nella Gdo italiana dal 2019 al 2025, Ferrero compare 14 volte.
“Ottant’anni fa, ad Alba, Ferrero ha iniziato a inventare prodotti e categorie. Oggi quello stesso spirito ci guida in due direzioni: rafforzare i nostri brand iconici, che fanno parte della vita delle famiglie italiane, ed esplorare con coraggio nuove occasioni di consumo – dichiara Fabrizio Gavelli, Presidente e Amministratore Delegato di Ferrero Commerciale Italia -. Le cinque innovazioni che presentiamo – NUTELLA COOKIES, la gamma WONKA, PAIN AU NUTELLA, le novità POCKET COFFEE, tavoletta e ovetti, ed EAT NATURAL GRANOLA – nascono da qui. L’innovazione resta per noi il motore di un sistema che unisce qualità, persone e unicità: è il nostro modo di celebrare l’80° anniversario guardando al futuro”.
Tra le novità, Nutella Cookies, in vendita da novembre, è il secondo ingresso di Nutella nel biscotto dopo i Nutella Biscuits del 2019. Nasce dall’incontro tra il know-how Ferrero e l’esperienza di Delacre: il ripieno è la Nutella originale, che non passa in forno e resta cremosa. Dal 7 al 29 novembre un van farà tappa con sampling a Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli.
Wonka arriva invece da fine ottobre con sei referenze stagionali, dal premium chocolate alle caramelle fino agli ovetti, tra cui Magic Hats, Purplypurple e Kinder Joy Wonka. Ferrero detiene dal 2018 i diritti del marchio per il settore dolciario e ha annunciato una partnership globale con Netflix. Fino al 20 dicembre il concorso “Vinci Wonka 2026” mette in palio 500 Box Wonka e un viaggio a Las Vegas per due.
Spazio anche alla colazione: Pain au Nutella, da cuocere nel forno di casa, rafforza la presenza del brand nel frozen bakery, territorio avviato nel 2023 con l’acquisizione di Fresystem, mentre da gennaio 2027 Eat Natural Granola sarà disponibile in due varianti da 300 grammi, Protein e Frutta secca & semi, in un segmento che vale 157 milioni di euro, circa il 30% dei cereali per la colazione in Italia. Dall’autunno Pocket Coffee propone la Tavoletta Extra Dark da 90 grammi, con 70% di cacao e ripieno al caffè, e gli Ovetti, accompagnati dalla nuova campagna “La vita ha più gusto con il caffè dentro”. Chiude il quadro Kinder Crunchy Cookies, croccante cookie con pepite al latte e cacao che punta anche ai giovani adulti.

– news in collaborazione con Ferrero –
– Foto f12/Italpress –
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