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Eccesso di rumore e calore, microplastiche e PFAS fattori di rischio per il cuore

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MILANO (ITALPRESS) – Non solo smog: anche inquinamento acustico e luminoso, plastica, PFAS e cambiamenti climatici fanno male al cuore e causano, tutti insieme, oltre 5,5 milioni degli oltre 20 milioni di decessi per malattie cardiache che si verificano ogni anno nel mondo. In questo scenario un nuovo documento di consenso dell’European Society of Cardiology (ESC), in corso di pubblicazione sull’European Heart Journal, aggiorna le linee guida europee del 2021, aggiungendo per la prima volta, allo smog, e ai fattori di rischio tradizionali, nuovi fattori di rischio ambientale come acceleratori silenziosi delle malattie cardiache, sulla base di un meccanismo d’azione comune di stress ossidativo, infiammazione, disfunzione endoteliale e alterazione dei ritmi circadiani. Il documento inedito è stato presentato al seminario internazionale “RESPIRAMI: Recenti progressi sull’inquinamento atmosferico e sulla salute” appena concluso a Milano, dove i massimi esperti a livello globale hanno fatto il punto sul tema del multi-inquinamento e sui tanti studi che evidenziano il legame sempre più stretto tra ambiente e rischio di malattie cardiache, problemi respiratori, diabete e disturbi neurologici e mentali. Sono state valutate dagli esperti le più recenti tendenze della pianificazione urbana per aiutare a migliorare la salute ambientale.
“Con la sesta edizione del seminario internazionale RESPIRAMI prosegue l’impegno in ambito respiratorio della Fondazione Menarini, che celebra quest’anno i 50 anni di attività volta a promuovere la conoscenza e la diffusione delle scienze mediche – dichiara Stefano Del Prato, Presidente di Fondazione Menarini e Professore emerito di Endocrinologia all’Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant’Anna -. L’obiettivo è quello di sollecitare sforzi più incisivi per l’adozione di misure pubbliche di mitigazione dell’inquinamento, incentivando anche scelte di vita sane e mettendo in relazione l’impatto dei fattori di rischio ambientale, non solo sulle malattie cardiache e respiratorie, che causano milioni di morti l’anno, ma anche su altre patologie. Non sono, infatti, soltanto cuore e polmoni a risentire dell’aria malsana, ma inquinanti e smog sono fattori che possono influenzare la capacità dell’organismo di regolare la glicemia. Il nuovo documento di consenso, infatti, evidenzia che l’esposizione a particolato fine e ultrafine può comportare un aumento cumulativo del rischio di diabete, ictus e infarto. Inoltre, vi sono prove crescenti che l’inquinamento atmosferico è associato a un aumento dell’obesità e del diabete causando alterazioni del DNA di alcune cellule del tessuto adiposo “brucia- calorie””.
“L’inquinamento atmosferico è uno dei più gravi e nocivi problemi di salute pubblica a livello globale, con un costo complessivo stimato di circa 8 mila miliardi di dollari, pari a quasi l’8% del PIL mondiale annuo, nonostante la qualità dell’aria stia migliorando negli ultimi anni. Continuiamo ad accumulare sempre più prove che lo smog non è solo dannoso per i nostri polmoni, ma gioca anche un ruolo chiave soprattutto nello sviluppo di problemi cardiovascolari, provocando da solo oltre 2 mln di decessi l’anno per infarto e ictus, con una riduzione media dell’aspettativa di vita di più di 2 anni”, afferma Sergio Harari, co-presidente del congresso, della Unità Operativa di Pneumologia e di Medicina Interna dell’Ospedale San Giuseppe MultiMedica IRCSS e dell’Università di Milano.
Lo smog agisce attraverso precisi meccanismi biologici: una volta inalate, le particelle più piccole penetrano in profondità nei polmoni, entrano nel circolo sanguigno e provocano infiammazione sistemica, stress ossidativo e disfunzione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi. Questo favorisce l’aterosclerosi e aumenta il rischio di eventi acuti – evidenzia Massimo Piepoli, autore principale delle nuove linee guida e Professore di Cardiologia all’Università Statale di Milano.
Ma allo smog, in particolare nei contesti urbani, possono sommarsi l’inquinamento acustico e luminoso, microplastiche e ondate di calore, un “cocktail tossico” che, agendo simultaneamente, contribuisce in modo sinergico al rischio cardiovascolare, causando ogni anno oltre 5,5 milioni di decessi nel mondo”, prosegue Harari.
“Le malattie cardiovascolari purtroppo rappresentano ancora la prima causa di mortalità a livello globale, con un incremento dei casi dopo la pandemia. E’ dunque fondamentale che la ricerca continui a esplorare gli effetti negativi dello smog sul cuore – dichiara Giuseppe Caracciolo, Direttore Scientifico della Fondazione Menarini e cardiologo -. Da qui la nostra particolare attenzione al tema dell’inquinamento e la spinta a sostenere anche nel futuro questo importante meeting che è stato occasione per la presentazione di nuove linee guida europee ancora inedite”.
“Lo smog, però, non impatta solo sul cuore, ma è sempre più associato anche a danni cerebrali. Una revisione pubblicata di recente su Lancet Planet Health, che ha preso in esame 51 studi per la demenza, ha evidenziato un maggior rischio di sviluppare malattie neurodegenerative. I ricercatori ipotizzano che le particelle ultrafini possono raggiungere direttamente il cervello attraverso il nervo olfattivo o tramite la circolazione sanguigna, contribuendo alla neuroinfiammazione e ad alterazioni delle funzioni cognitive”, riporta Harari.
“A minacciare la salute, oltre allo smog da traffico, sono anche le emissioni di ammoniaca provenienti dagli allevamenti animali intensivi, che giocano un ruolo chiave e spesso sottovalutato nella formazione dello smog – sottolinea Harari -. Queste emissioni reagiscono con gli altri inquinanti in atmosfera, come l’ossido di azoto, e sono responsabili del 50% delle polveri sottili, con conseguenze sulla salute legate a malattie cardiovascolari e gravi problemi respiratori”.
Il rumore eccessivo non è solo un problema per la perdita del sonno e dell’udito, ma anche per la salute del cuore. Tuttavia, riceve poca attenzione, nonostante l’inquinamento acustico arrivi a causare oltre 12.000 decessi ogni anno. “Nell’Unione Europea si stima che oltre il 20% della popolazione sia esposta a livelli di rumore da traffico superiori ai 53 decibel di media, nelle 24 ore, cioè sopra la soglia di sicurezza dei 40 decibel considerati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”, spiega Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del congresso, già direttore scientifico della Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Al di là dei noti e intuibili danni all’udito, l’inquinamento acustico danneggia soprattutto il cuore. Il rumore urbano, in particolare quello da traffico stradale, anche notturno, ha infatti effetti diretti sulla pressione arteriosa, aumentando il rischio di malattie cardiache e mortalità, indipendentemente dallo smog e da altri fattori di rischio. Le evidenze più attuali raccolte nel documento di consenso ESC mostrano come l’esposizione cronica al rumore legato al traffico anche notturno aumenti in modo continuo i livelli di ormoni come cortisolo e adrenalina, che a loro volta vanno ad aumentare la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e lo stress ossidativo, favorendo uno stato di infiammazione persistente, anche quando il rumore non viene percepito come fastidioso – riferisce Mannucci -. Si tratta, quindi, a tutti gli effetti, di un pericolo di cui non ci rendiamo conto e che, secondo i dati, per ogni aumento di 10 decibel, come quello che si ha quando si passa da una strada urbana tranquilla a una strada trafficata, è associato a un incremento fino all’81% del rischio di ipertensione arteriosa, di circa l’8% di malattia coronarica e del 6% di cardiopatia ischemica”.
Oltre agli effetti diretti sul cuore e sui vasi, l’inquinamento acustico ha ricadute importanti anche su altri aspetti della salute. “La frammentazione del sonno indotta dal rumore altera i ritmi biologici e il metabolismo, aumentando il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2, e favorendo l’aumento di peso – aggiunge Mannucci -. Lo stress continuo legato al rumore è associato inoltre a una maggiore incidenza di ansia, depressione e disturbi dell’umore, oltre a difficoltà di concentrazione e peggioramento delle funzioni cognitive, soprattutto durante la gravidanza e nei bambini e negli anziani. Per ridurre i pericoli è importante – avverte -, che vengano introdotte misure pubbliche come, ad esempio, barriere acustiche in zone densamente popolate e in prossimità di scuole e ospedali. Ma possono essere utili anche piccoli cambiamenti nelle abitudini personali come usare cuffie e tappi per le orecchie per ridurre rumori forti, chiudere le porte quando si utilizzano lavatrice o lavastoviglie, abbassare il volume durante l’ascolto da cuffie”.
Come il rumore, anche l’eccesso di luce artificiale da illuminazione stradale e commerciale nelle ore notturne, non è solo un problema per gli occhi, ma un’invisibile fonte di stress per il cuore. “Troppa luce notturna interrompe il naturale ciclo luce-buio su cui si basano i ritmi biologici dell’organismo e riduce la produzione di melatonina, un ormone fondamentale non solo per il sonno, ma anche per la protezione del sistema cardiovascolare – evidenzia Harari -. La luce artificiale impedisce, infatti, il normale abbassamento notturno della pressione arteriosa, un fenomeno fisiologico essenziale per il recupero cardiovascolare, la cui perdita è associata a un aumento del rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco, arrivando addirittura a provocare 10mila decessi ogni anno”.
“Anche il cervello risulta vulnerabile alla luce artificiale notturna che causa un aumento di disturbi dell’umore, sintomi depressivi e alterazioni cognitive. L’alterazione del ritmo circadiano e la soppressione della melatonina sono associati a depressione, ansia, declino cognitivo, ma anche a malattie neurodegenerative – prosegue -. Un’analisi italiana del 2024 su 53 persone affette da lieve deterioramento cognitivo seguite per circa 8 anni dal 2014 al 2022 ha mostrato, infatti, che gli individui che hanno una maggiore esposizione alla luce artificiale esterna notturna hanno un rischio di oltre il 260% più alto di sviluppare demenza rispetto a chi ha una minore esposizione, un’associazione confermata anche per l’Alzheimer”.
Anche nel caso dell’inquinamento luminoso – ricorda Harari -, a ridurre l’impatto dell’eccesso di luce artificiale può contribuire, non solo, ad esempio, spegnere l’illuminazione interna non necessaria negli uffici e nelle attività commerciali di notte, ma anche piccoli gesti come l’impiego di regolatori di luminosità, sensori di movimento e timer per contenere l’inquinamento luminoso e avere maggiore cura nel mantenere l’oscurità nella camera da letto”.
“Nel documento di consenso della European Society of Cardiology anche il caldo estremo legato al cambiamento climatico, viene riconosciuto come nuovo fattore ambientale di rischio cardiovascolare in quanto influenza frequenza cardiaca e vasodilatazione formando coaguli – commenta Harari -. Secondo i dati, in Europa, già al di sopra dei 20-22 gradi, la mortalità cardiovascolare aumenta in media del 2,1% per ogni incremento di 1 °C”.
“A livello globale, il caldo è responsabile di circa 100.000 morti cardiovascolari – aggiunge Harari -. L’aumento delle temperature rappresenta, dunque, ormai un “rischio cardiaco ambientale”, capace di aumentare infarto, ictus, scompenso cardiaco e mortalità.
Questi effetti risultano amplificati nelle città, a causa delle isole di calore urbane, e colpiscono soprattutto i soggetti più vulnerabili come anziani e malati cronici”.
“Il caldo estremo rappresenta un rischio particolare anche in gravidanza. Ricerche pubblicate su The BMJ e The Lancet Planetary Health dimostrano che l’esposizione a temperature elevate durante la gestazione è associata a un aumento del rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e complicanze materne, con incrementi di rischio che variano dal 5 al 15% a seconda dell’intensità e della durata dell’ondata di calore”, prosegue Mannucci.
Dagli agenti chimici come, ad esempio, i PFAS, alle microplastiche e nanoplastiche, l’elenco degli effetti dannosi sulla salute di questi inquinanti ambientali “silenziosi” è spaventoso e arriva a provocare quasi 3 milioni di morti ogni anno solo per malattie cardiache.
“I PFAS sono sostanze chimiche presenti nelle pentole antiaderenti, nei tessuti impermeabili, nei cosmetici, negli imballaggi alimentari e in altri prodotti di largo consumo.
Il documento di consenso dell’ESC riferisce un incremento del rischio di malattia coronarica compreso tra il 10 e il 20% nei soggetti con le concentrazioni più alte di PFAS nel sangue rispetto a quelli meno esposti”, commenta Mannucci.
“Accanto agli inquinanti chimici, nanoplastiche e microplastiche, particelle con dimensioni inferiori a 5 millimetro e a 1 millimetro, presenti in cibi, bevande, bottiglie di plastica, stanno emergendo come contaminanti ambientali pervasivi, con crescente rilevanza per la salute – avverte Harari -. Porta d’accesso privilegiata delle microplastiche, sono le vie respiratorie: si stima che una persona adulta respiri ogni giorno 10 metri cubi di aria, inalando decine di migliaia di microplastiche, in alcuni casi così piccole, da superare la barriera di ciglia e muco nelle vie aeree superiori, favorendo così patologie polmonari infettive e fibrotiche”.
Le zone a traffico limitato e la riduzione della velocità restano uno degli interventi più efficaci per ridurre inquinanti e danni alla salute, come dimostra una review pubblicata sulla rivista Lancet Public Health dall’Imperial College di Londra. La revisione ha dimostrato una chiara diminuzione di ipertensione, ricoveri e morti per infarto e ictus. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le estensioni delle ZTL e delle “low emission zones” in Europa, con evidenze di cali significativi di NO2 e PM2.5.
Il modello londinese – “Londra ha esteso le zone a bassissima emissione, Ultra Low Emission Zones (ULEZ), e introdotto tariffe più alte all’ingresso di aree del centro e bolli più elevati per i veicoli più inquinanti, con documentate riduzioni locali delle concentrazioni di NO2. L’esperienza ha spinto altre città a introdurre analoghi standard e sistemi di tariffazione dinamica”, afferma Francesco Forastiere, co-presidente del congresso, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IFT) e del Gruppo di ricerca ambientale dell’Imperial College London.
Gli altri modelli europei – Come Londra, sono tante le città europee che stanno sperimentando nuovi modelli urbani per ridurre smog, rumore e l’effetto “isola di calore”.
“Barcellona, ad esempio, ha ampliato il modello a superblocchi, cioè grandi isolati il cui perimetro può essere percorso dalle auto, mentre l’area interna, solo da residenti, pedoni e ciclisti. A Parigi – evidenzia Forastiere -, continua ad ampliarsi la città dei “15 minuti”, dove lavoro, scuola, negozi, tempo libero e altre attività sono raggiungibili in 15 minuti a piedi o in bicicletta da casa. Tra il 2024 e il 2025 Parigi ha anche avviato un pacchetto di misure per migliorare qualità dell’aria con piste ciclabili raddoppiate, pedonalizzazione di altre 500 strade prevista entro il 2028, elettrificazione del trasporto pubblico, tariffe di parcheggio molto più alte per SUV e veicoli pesanti per scoraggiarne l’uso e un grande programma di verde urbano con 155.000 alberi per mitigare inquinamento e isole di calore”. Città come Madrid e Amburgo hanno intensificato misure combinate, ZTL, corsie ciclabili, aree pedonali, restrizioni al traffico pesante e velocità ridotta facendo largo a quartieri senza auto che permettono solo la circolazione di mezzi pubblici, pedoni e ciclisti.
Città italiane virtuose – “Milano sta sviluppando un’ampia rete di piste ciclabili, politiche di mobilità sostenibile e grandi investimenti nel trasporto pubblico – continua -. Anche Bologna ha adottato ZTL estese e limitazione della velocità, piano per mobilità ciclabile e politiche di limitazione del traffico pesante e delle emissioni locali. Torino – aggiunge Forastiere -, sta sperimentando la forte elettrificazione del trasporto pubblico, car sharing e bike sharing diffusi. Infine, anche a Roma si stanno promuovendo con nuove iniziative per corsie preferenziali, rinnovo flotte bus con mezzi meno inquinanti e piani per ridurre traffico in centro”. A queste soluzioni forniscono un contributo decisivo anche le associazioni, come nel caso di Cittadini per l’Aria e l’Associazione Parco Segantini a Milano, con azioni concrete e strutturate, come le campagne di monitoraggio condotte con sensori low cost, ad esempio di NO2. Queste azioni aumentano la quantità e qualità delle evidenze locali, favoriscono decisioni politiche basate su dati e rafforzano la responsabilità e la partecipazione civica.
“Tuttavia, non basta affrontare lo smog da traffico – interviene Harari -. Occorre agire con pari priorità su emissioni domestiche e agricole: ridurre l’uso di stufe e caldaie a legna e pellet, da sostituire con sistemi a basse emissioni, contenere le emissioni di ammoniaca dagli allevamenti intensivi con migliori pratiche di gestione, come riduzione delle densità zootecniche e incentivi per sistemi meno impattanti. Tutti interventi essenziali perchè PM2.5 e altri inquinanti derivano in modo significativo da queste fonti e integrarli nelle politiche urbane e territoriali aumenta molto l’efficacia complessiva delle strategie per la salute e il clima”, conclude.
-foto ufficio stampa Fondazione Menarini –
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All’Ismett di Palermo esperti da tutta Italia a confronto sui trapianti cardiaci

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PALERMO (ITALPRESS) – Condividere le competenze e delle esperienze maturate nei diversi centri italiani: è questo l’obiettivo del Consensus Meeting Nazionale promosso dalla Società Italiana di Chirurgia Cardiaca (SICCH), che si è svolto oggi all’Ismett di Palermo e ha riunito i principali esperti italiani del settore. “L’iniziativa è stata promossa dalla Società Italiana di Chirurgia Cardiaca che, nell’ambito della complessità della nostra disciplina, riconosce nella trapiantologia cardiaca il massimo livello di complessità: l’interazione tra diverse figure professionali e tra i diversi momenti che caratterizzano la finalizzazione di un trapianto di cuore”, ha detto Michele Pilato, presidente della SICCH. “E’ motivo di orgoglio per noi avere qui a Palermo tutti i rappresentanti dei centri trapiantologici nazionali, che svolgono un lavoro eccellente”. L’Italia, sottolinea Pilato, è tra i Paesi europei con i migliori risultati di sopravvivenza a distanza dopo il trapianto di cuore. “Abbiamo riunito esperti di trapiantologia dell’adulto ed esperti di trapiantologia pediatrica – aggiunge – che si confronteranno per definire protocolli di cura e cercare di uniformare gli standard di trattamento dei pazienti”. Il confronto coinvolge quindi i professionisti dei diversi centri trapianto italiani, con l’obiettivo di trasformare il patrimonio di esperienze maturate nei singoli centri in un riferimento comune per la pratica clinica. “Oggi è una giornata importante – dice Emanuela Angeli, direttore della Cardiochirurgia Pediatrica dell’IRCCS di Bologna -. E’ una riunione fortemente voluta dal presidente della SICCH, nella quale affronteremo tutti i temi che riguardano il trapianto. Sono temi trasversali, che riguardano necessariamente sia i pazienti adulti sia quelli pediatrici. E’ quindi fondamentale essere qui tutti insieme e discuterne”.
“L’incontro di oggi è estremamente importante per la condivisione di esperienze e protocolli tra tutti i centri trapianto italiani”, sottolinea Massimo Boffini, della Cardiochirurgia delle Molinette di Torino. “La trapiantologia italiana è sicuramente ai massimi livelli e la condivisione delle esperienze è fondamentale per mantenere l’elevata qualità del programma di trapianto di cuore in Italia”, conclude.
– foto Italpress –
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Tg News 25/9/2026

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ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione – Carburanti, Federpetroli: Eni fissa un tetto massimo – Teheran propone una tregua agli Stati Uniti – Papa Leone a Parigi tra guerre, IA e fine vita – Omicidio a Torino, scoperto corpo in casa di una professoressa – Da oggi aeroporto Milano Malpensa intitolato a Berlusconi – Addio alla tessera di carta alle prossime elezioni – Sinner salta anche l’Atp 500 di Pechino – “Vite in Campo”, Fiera Milano porta sport e inclusione al carcere di Bollate – Previsioni 3B Meteo 26 Settembre.

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Alemanno “Meloni non ha più il monopolio a destra, noi disponibili al dialogo”

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ROMA (ITALPRESS) – “Noi siamo disponibili a parlare con Meloni, ma è lei che fino ad ora si è rifiutata di parlare con noi. Lei non è abituata ad avere degli interlocutori forti. Noi siamo disponibili, ma non siamo disponibili a derogare i nostri principi fondamentali. Meloni fa quasi finta che non esiste Futuro Nazionale perchè non è abituata a confrontarsi con persone da pari a pari, vuole tutti ‘yes men’ attorno e questo è un gravissimo problema. La Meloni si deve rassegnare un’idea, che per la prima volta quando è nata Fratelli d’Italia ha una concorrenza a destra, non è più il monopolio della destra dove può fare il bello e il cattivo tempo e questo la disturba tanto, però ci deve fare pace e deve provare a sedersi al tavolo”. Lo afferma Gianni Alemanno, esponente di Futuro Nazionale, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’Agenzia Italpress. “Il governo Meloni ha molto deluso le persone di destra e non solo, ha promesso molto, ma fondamentalmente non è riuscito a fare tantissimo e non perchè gli uomini di governo siano incapaci, ma perchè è sbagliata l’impostazione ideologica, il progetto; non si può pensare di affermare interesse nazionale italiano continuando fare ‘signor sì’ nell’Unione Europea, nè continuando con questa guerra in Ucraina che a nostro avviso è completamente sbagliata il nuoce agli interessi nazionali – osserva -. C’è bisogno di una rivendicazione forte della nostra identità, inoltre, dobbiamo riprendere la sovranità dell’Italia di fare una politica autonoma rispetto all’Ue e agli Usa, perchè l’Italia può dire molto”. Per fare un eventuale accordo di centrodestra i punti cardine sono sugli esteri che “è la premessa, poi se non mettiamo in discussione il Patto di stabilità in Europa non ci sono le risorse per fare la svolta. Risorse utili per fare il quoziente familiare, l’immigrazione è un altro tema fondamentale, dobbiamo fare seriamente questo contrasto – spiega Alemanno -, addirittura parliamo la remigrazione; inoltre, c’è il tema sicurezza dove bisogna fare molto di più perchè le città sono fuori controllo. Infine, dobbiamo fare in modo che ci sia una tutela sociale che riguardi realmente gli italiani e che rilanci la sanità e i servizi sociali”. Alemanno, poi, parlando delle prossime elezioni politiche evidenzia che “c’è la possibilità che si possano accorciare i tempi, staremo a vedere. Io credo che alla fine sceglierà di andare a scadenza naturale perchè l’ambizione di fare tutta la legislatura piena supera l’orgoglio di fare le cose, per Meloni è più importante la durata che il numero di cose fatte. Noi siamo pronti, siamo in grando di affrontare questa sfida e saremo sicuramente un elemento dinamico, siamo disponibili al dialogo con Meloni, ma deve deve cambiare e deve fare un governo davvero di destra, che dia una svolta a questa nazione. Meloni adesso sta facendo molte cose di fronte a Vannacci – prosegue -, ciò dimostra che la nostra presenza stimola, addirittura l’ha portata a fare l’abolizione del bollo auto. Questo è già un fatto positivo. Poi c’è il decreto Scuola che è un primo passo per evitare le classi solo di islamici, ma non basta. Noi dobbiamo difendere la nostra identità. Per noi contano le idee e il cambiamento, poi per realizzare le idee ci vuole il potere e lo spazio nelle strutture di governo. Futuro Nazionale cresce perchè il centrodestra della Meloni ha messo da parte le idee e ha fatto solo potere; per noi vengono prima le idee e poi vedere il potere di forza. Adesso faccio il semplice militante e sono contento di farlo, credo che bisogna sempre rimettersi in discussione e ricominciare daccapo, voglio ricominciare e dimostrare quello che valgo”, assicura. “Ho fatto un anno e sei mesi di carcere da innocente, la mia vicenda giudiziaria è ora all’esame della Corte di giustizia europea che ha ammesso la causa, quindi spero che almeno a livello europeo si abbia giustizia. Ho passato questo anno e sei mesi con dignità, ho affrontato il problema dell’emergenza carceraria perchè ho visto una situazione assolutamente indecorosa – conclude Alemanno -, bisogna cambiare e fare un carcere che metta in condizioni le persone di trovare una strada per la riabilitazione”.

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